Premesse
Aggiornato giugno 2021
Una delle cause più frequenti di incomprensione o contestazione tra committente e progettista, in questa fase di maturazione del BIM, nasce da un’ambiguità apparentemente semplice: quanto deve essere dettagliato un modello del progetto? Oggi il vocabolario per rispondere a questa domanda esiste già, ma è ancora frammentato tra tradizioni diverse – il Level of Development americano, il Level of Information britannico – e non esiste ancora un termine internazionale unificato: quello arriverà solo alcuni anni più tardi, prima come concetto dentro ISO 19650 nel 2018 e poi come standard europeo dedicato, l’EN 17412-1, pubblicato nel novembre 2020. Vale la pena capire cosa distingue questi concetti, perché la loro confusione è già oggi fonte concreta di dispute contrattuali.
Che cosa misura, tecnicamente, il Level of Development (LOD)?
Il LOD, nella tradizione nata dalla specifica statunitense sviluppata da BIMForum a partire dall’esperienza dell’American Institute of Architects, descrive il grado di affidabilità geometrica e informativa di un elemento del modello in una determinata fase: un LOD basso rappresenta un elemento come volume generico e approssimato, un LOD alto lo rappresenta con geometria precisa e specifiche di prodotto reale. È una scala pensata soprattutto per la componente geometrica e per il grado di certezza progettuale, più che per il contenuto informativo in senso stretto.
In che cosa si differenzia il Level of Information (LOI) dal LOD?
Il LOI, concetto più centrale nella tradizione tecnica britannica legata alla normativa PAS 1192, si concentra invece specificamente sul contenuto informativo non geometrico associato a un oggetto: quali proprietà deve avere, con quale grado di completezza, in una determinata fase. Un oggetto può avere un LOD relativamente basso – una geometria ancora semplificata – ma un LOI già alto, se le sue proprietà informative sono già definite con precisione anche prima che la geometria sia dettagliata. La distinzione tra le due scale è importante proprio perché geometria e informazione non progrediscono sempre di pari passo, e un capitolato che confonde le due dimensioni rischia di chiedere l’una quando intendeva l’altra.
Perché la mancanza di un termine unificato genera equivoci contrattuali concreti?
Un progetto che richiede genericamente “LOD 300” senza specificare se si riferisce anche al contenuto informativo, o che usa il termine LOD per indicare quello che nella tradizione britannica sarebbe più correttamente un LOI, crea un’ambiguità che si scopre solo alla consegna, quando progettista e committente hanno interpretato la stessa sigla in modo diverso. È esattamente il tipo di ambiguità che spingerà la comunità tecnica internazionale a cercare un termine unificato – il futuro Level of Information Need – capace di descrivere in modo univoco sia la componente geometrica sia quella informativa richiesta in una determinata fase e per un determinato scopo.
Come si evita, già oggi, l’ambiguità in assenza di un termine internazionale condiviso?
La soluzione pratica adottata dai team più maturi non aspetta uno standard futuro: consiste nel definire esplicitamente, all’interno del BEP di ogni singola commessa, una tabella che specifica per ogni categoria di oggetto e per ogni fase di progetto sia il livello geometrico atteso sia l’elenco preciso delle proprietà informative richieste, con esempi concreti invece di sigle generiche rimandate all’interpretazione di ciascuna parte. È un lavoro di dettaglio che richiede tempo in fase di impostazione della commessa, ma che elimina alla radice l’ambiguità che genererebbe altrimenti contenzioso alla consegna.
Un errore speculare, altrettanto diffuso in questa fase, è richiedere implicitamente più di quanto sia necessario, senza rendersene conto: un capitolato generico che chiede “il massimo dettaglio possibile” in ogni fase genera costi di modellazione ingiustificati, perché dettagliare geometricamente e informativamente un elemento che verrà comunque modificato più avanti nel progetto è lavoro sprecato. Definire esplicitamente anche un limite superiore – cosa non è richiesto in questa fase, e verrà sviluppato solo più avanti – protegge tanto il progettista da richieste implicite eccessive quanto il committente da costi non necessari.
Che effetto ha, per il Facility Management, la confusione tra LOD e LOI in questa fase?
Il FM è tra i soggetti più penalizzati da questa ambiguità terminologica, perché le proprietà che gli servono davvero – la componente LOI più che il dettaglio geometrico LOD – sono proprio quelle più spesso trascurate quando un capitolato usa le due scale in modo intercambiabile e impreciso. Un modello con LOD alto ma LOI basso può apparire visivamente impressionante e tecnicamente conforme, pur essendo quasi inutile per costruire un registro asset di gestione, perché mancano proprio le proprietà informative – non geometriche – di cui il FM avrebbe bisogno.
Conclusioni
Il vocabolario per definire con precisione cosa consegnare esiste già, ma resta frammentato e usato in modo impreciso dalla maggior parte dei capitolati. Solo un lavoro esplicito di dettaglio permette di evitare i contenziosi che questa ambiguità genera – in attesa di un termine internazionale unificato.
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