Premesse

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Se c’è un concetto che va assimilato sul Building Information Modeling, è quello delle “Dimensioni”. Ma da dove nasce questa classificazione? L’idea di un modello “n-D” (multidimensionale) è nata in ambito accademico nei primi anni 2000, in particolare grazie alle ricerche dell’Università di Salford nel Regno Unito. L’obiettivo degli studiosi era far capire al mercato che la digitalizzazione delle costruzioni non si fermava alla geometria (le classiche tre dimensioni, X, Y, Z), ma poteva ospitare infiniti strati di dati (“n-dimensioni”).

Oggi, spinti anche dagli standard governativi britannici e dalle normative emergenti, il settore ha codificato queste dimensioni in uno spettro che va dal 3D al 7D.

Per chi si occupa di progettazione, le prime dimensioni sono il pane quotidiano. Ma per chi si occupa di Facility Management, questa scala dimensionale è la mappa esatta di come un edificio nasce, cresce e, soprattutto, di come verrà gestito. E benché il FM entri formalmente in gioco nelle dimensioni più alte, la verità è che ogni singolo livello, fin dal 3D, ha ripercussioni enormi su come l’immobile verrà manutenuto nei decenni successivi.

Il 3D, 4D e 5D sono “cose da progettisti” o servono anche a chi gestisce?

Spesso i Facility Manager pensano di dover aspettare la fine dei lavori per interessarsi al BIM. In realtà, le decisioni prese nelle prime tre dimensioni gettano le basi (o creano i futuri problemi) per l’intera fase di Operations.

Il BIM 3D (Geometria e Spazio): Non è solo rendering o clash detection (la verifica delle interferenze tra tubi e muri). Per il FM, un 3D ben fatto significa Space Management accurato. Sapere i metri quadri esatti delle pavimentazioni o i volumi degli ambienti permette, fin dal giorno zero, di calcolare i costi dei servizi di pulizia o di riscaldamento. Inoltre, permette ai manutentori di “vedere” dietro i controsoffitti o dentro i cavedi prima ancora di smontare un pannello, riducendo i tempi di intervento.

Il BIM 4D (Tempo e Programmazione): In fase di cantiere, il 4D lega il modello 3D al cronoprogramma dei lavori (Gantt). Che impatto ha sul FM? Enorme. Capire le sequenze di installazione aiuta a definire i piani di consegna fasati. Inoltre, la dimensione temporale posta in fase di costruzione si evolve nella programmazione delle manutenzioni: i dati di installazione diventano il punto di partenza per calcolare i cicli di vita degli asset e scadenzare gli interventi preventivi.

Il BIM 5D (Costi e Quantità): In progettazione il 5D è l’estimo, il calcolo automatico dei costi di costruzione (CAPEX). Per il Facility Manager, il 5D si traduce nel budget operativo (OPEX). Estraendo le quantità esatte dal modello, il FM può redigere capitolati di manutenzione precisissimi per i futuri fornitori, sapendo esattamente quante unità di trattamento aria, quanti estintori o quante lampade di emergenza dovranno essere gestite, evitando le classiche “stime a corpo” che fanno lievitare i costi dei contratti di servizio.

Il BIM 6D: Quando il Facility Management entra finalmente in scena

È qui che si gioca la vera partita per il gestore immobiliare. Il BIM 6D è il momento in cui il modello “As-Built” (come costruito) si arricchisce di tutte quelle informazioni che trasformano l’edificio in un database gestionale: il cosiddetto Asset Information Model (AIM).

Nel 6D, ogni componente rilevante del modello viene popolato con schede tecniche, manuali di uso e manutenzione, informazioni sulle garanzie, nomi dei produttori, matricole e codici a barre. Standard come il COBie (Construction Operations Building Information Exchange) nascono esattamente per questo: estrarre i dati grezzi dal modello 3D e renderli digeribili per i software di manutenzione (CAFM/CMMS). Quando il 6D è impostato correttamente, il Facility Manager non deve più passare il primo anno di vita dell’edificio a cercare documenti cartacei persi nei faldoni o a mandare tecnici a copiare i numeri di serie delle caldaie: ha già tutto a sistema.

Il BIM 7D: Come la sostenibilità impatta sulle Operations

Il settimo livello del BIM è dedicato alla sostenibilità, all’analisi energetica e alle certificazioni ambientali (come LEED o BREEAM). Anche se le simulazioni energetiche vengono fatte in fase di concept, è il Facility Manager che dovrà convivere con quelle bollette per i successivi 30 anni.

Il BIM 7D fornisce al FM i parametri teorici di consumo dell’edificio. Integrando questi dati con i sistemi di automazione (BMS – Building Management System), il gestore può monitorare in tempo reale se le performance energetiche reali si discostano da quelle progettate nel modello. Se il modello 7D prevede un certo consumo per il raffrescamento e la realtà mostra un picco anomalo, il FM ha gli strumenti per indagare, tarare gli impianti e ottimizzare le strategie energetiche, trasformando il concetto di “edificio verde” da un semplice bollino sul progetto a una pratica operativa quotidiana.

Conclusioni

Le 7 dimensioni del BIM dimostrano una verità ineluttabile: il BIM non è un software, ma un processo di maturazione dell’informazione. Per il Facility Management, l’errore più grave è considerare il BIM come un pacchetto che viene consegnato alla fine del ciclo 5D.

Se i dati che servono per la sesta e la settima dimensione (manutenzione ed energia) non vengono richiesti dal FM già durante le fasi 3D, 4D e 5D, il modello finale sarà un bellissimo esercizio di progettazione e un pessimo punto di partenza per la gestione. Il FM non entra in gioco solo nel “BIM 6D”: il suo ruolo dovrà essere quello di definire le regole del gioco fin dalla prima dimensione, affinché il patrimonio immobiliare sia, fin dal primo giorno, conosciuto, trasparente e ottimizzato per il suo intero ciclo di vita.

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